Sassari 16 giugno 2017

Sassari, 16 giugno 2017

Camera di Commercio – sala convegni

Dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio

Foreste urbane: il respiro di una città

Conoscenza, tutela e cura del patrimonio arboreo di Sassari

 

 

STORIA E FUNZIONI DELLA CORONA OLIVATA DI SASSARI

di Sandro Dettori, Maria Rosaria Filigheddu e Damiano Muru

L’uomo esercita un’influenza crescente sul clima e sulla temperatura terrestre con attività come l’esteso utilizzo di combustibili fossili, la deforestazione e l’allevamento di bestiame.

Queste attività aggiungono enormi quantità di gas serra a quelle naturalmente presenti nell’atmosfera, alimentando l’effetto serra e il riscaldamento globale. La lotta ai cambiamenti climatici è così divenuta uno degli obiettivi principali delle politiche globali che pongono l’ambiente al centro delle loro azioni.

La CO2 (anidride carbonica) è un gas serra prodotto soprattutto dall’attività umana ed è responsabile del 63% del riscaldamento globale causato dall’uomo. La sua concentrazione nell’atmosfera supera attualmente del 40% il livello registrato agli inizi dell’era industriale. La combustione di carbone, petrolio e gas produce anidride carbonica e ossido di azoto. Un aumento di 2ºC rispetto alla temperatura dell’era preindustriale viene considerato dagli scienziati come la soglia oltre la quale vi è un rischio di gran lunga maggiore che si verifichino mutamenti ambientali pericolosi e potenzialmente catastrofici a livello mondiale.

La lotta al cambiamento climatico si muove lungo tre principali direzioni:

  • Riduzione delle emissioni
  • Adattamento al cambiamento
  • Mantenimento/aumento della capacità di stoccaggio del C

L’abbattimento delle foreste (deforestazione) riduce la naturale fissazione dell’anidride carbonica. Gli alberi, infatti, aiutano a regolare il clima assorbendo CO2 dall’atmosfera. Abbattendoli, quest’azione viene a mancare e la CO2 contenuta nel legno viene rilasciata nell’atmosfera, alimentando in tal modo l’effetto serra.

Alla conferenza sul clima di Parigi (COP21) del dicembre 2015, 195 paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale. L’accordo definisce un piano d’azione globale, inteso a rimettere il mondo sulla buona strada per evitare cambiamenti climatici pericolosi limitando il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2ºC. Gli accordi sono stati confermati (con la sola eccezione degli USA) nel recente G7 siciliano (Taormina, 26 e 27 maggio 2017).

Recenti studi indicano che il tradizionale oliveto mediterraneo ha la capacità di fissare ogni anno 3,6 tonnellate/ettaro di carbonio, valore del tutto analogo a quello di una pari superficie di foresta.

Sassari è da sempre (Fara, 1580) la capitale sarda dell’olivo (titolo in realtà perso nel 2010 a favore del comune di Oliena per la costante erosione della corona di oliveti) poiché il paesaggio dell’altipiano sassarese di calcarei miocenici è caratterizzato dalla presenza dell’oliveto, come è noto voluto e potenziato dal governo aragonese, prima, e da quello sabaudo, poi (Editto del 1806: «chiunque avrà nuovamente piantato 4.000 olivi sarà creato cavaliere e nobile»). La borghesia sassarese ha, nel XVIII e XIX secolo, esteso la superficie degli oliveti periurbani, raggiungibili a piedi dai “zappadori” e dalle squadre di raccoglitrici di olive in autunno. Quando la fillossera sbarca sulle rive del golfo dell’Asinara (per la prima volta è rinvenuta in un vigneto del comune di Sorso) distrugge, tra l’altro, i 2.800 ettari di vigneto censiti dal «Cessato Catasto» del 1860 in comune di Sassari, spazi immediatamente occupati dall’olivo.

La corona di oliveti raggiunge la massima espansione (4.200 ettari) dopo la Grande Guerra, come registrato dal Nuovo Catasto dei Terreni negli Anni Trenta. Il confronto tra questo documento e il primo volo a colori della Sardegna (1977) attesta la perdita, nell’ambito della corona sassarese, di 62.000 alberi, cui si aggiunge nel periodo successivo la scomparsa di ulteriori 52.000 olivi per un valore complessivo, riferito all’ultimo secolo, di 112.000 olivi abbattuti, solo in parte compensati dalla piantumazione, nello stesso periodo, di 4.400 piante.

Cosa significa, e comporta, aver perso 112.000 alberi di olivo nell’ultimo secolo?

La risposta viene oggi data con la quantificazione dei “Servizi Ecosistemici” che, nel caso dell’oliveto periurbano, sono rappresentati da:

  • Lotta al cambiamento climatico e fissazione del C
  • Difesa del suolo e purificazione delle acque piovane
  • Conservazione della biodiversità animale e vegetale
  • Filtrazione e depurazione dell’aria da polveri sottili e inquinanti
  • Regolazione climatica
  • Conservazione del paesaggio: valori identitari – culturali – ricreativi
  • Produzione di olio, foglie e legna

In definitiva una migliore qualità della vita!

Il modello di sviluppo oggi proposto per le città europee si fonda sulla «città ambientale» che si mantiene in equilibrio col territorio circostante, diffondendovi una qualità “urbana della vita” (infrastrutture e servizi) e traendone materia prima e i servizi ecosistemici soprarichiamati. Una città intelligente (smart cities) che affronta con nuove sostenibili tecnologie i problemi ambientali e sociali, che valorizza le proprie risorse e, se ha questa fortuna, le proprie foreste periurbane.